Nel mondo del vino, e non solo, il nome del territorio vale quanto, e a volte di più, di una marca. D’altronde proprio “territorio” è uno dei significati originari della parola marca. Basta pensare alle Marche o alla Marca Trevigiana. In termini di marketing (parola con la stessa radice), un vino gode quindi di un pregiudizio positivo o negativo, a seconda del territorio da cui proviene.
Ebbene se vi dico Lunigiana, a che cosa pensate? Ma sì, quei buoni vinelli bianchi da bere col pesce, sulle spiagge della Versilia. Giusto, per carità: il Vermentino è una delle bandiere della Lunigiana enoica e in genere è un bianco, come si dice, beverino… Però attenzione ai pregiudizi. Perché il signor Bosoni, proprietario e animatore proprio di quell’azienda, Lunae, di cui avrete bevuto ettolitri di vermentino sgranocchiando canocchie nella brezza fresca delle Apuane, si è messo lì come fanno i lunigiani, niente distrazioni o scorciatoie, e l’ha fatto. Cosa? Sì signori, un grande rosso, e tutto in onore del suo territorio.
Si comincia col nome: Niccolò V, in onore del papa nativo di Sarzana. Si procede con i cru, situati nei comuni di Ortonovo e Castelnuovo Magra e con l’uvaggio, che, oltre ai doverosi (per un rosso con ambizioni da super-tuscan, seppur di confine) Sangiovese e Merlot, accoglie il Pollera Nero, autoctonissimo vitigno della Val di Magra.
E come si conclude? Perbacco, nel vostro bicchiere, dove questa perla rara e preziosa esibirà stoffa ed eleganza: qualcosa di noto in cui riecheggiano grandi maremmani come il Grattamacco o il Guidalberto e qualcosa di suo che, come per tutti i prodotti di grande personalità, sfugge a definizioni standardizzate e si affida al vostro palato per essere vissuto, accolto, e capito.
Perciò provatelo, questo Niccolò V e non stupitevi se, appena dopo, vi verrà voglia di impartire benedizioni, urbi et orbi.
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