Cari amici del buon vivere e del buon bere, abbiamo l’onore di informarvi che la “chicca” di Viniamo di questo mese è una chicca che più chicca non si può.
Intanto è uno spumante metodo classico che viene dal Lazio, caratteristica che ne fa già un pezzo raro e, diciamolo, una notizia. L’idea, meritoria, visto soprattutto il risultato, è dell’azienda Carpineti, adagiata su un territorio estremam
ente ricco di qualità storiche, climatiche e geologiche.
La zona è infatti quella di Cori, una cittadina che risale al IV secolo avanti Cristo. Altitudine ed esposizione sono perfette per la coltivazione della vite finalizzata alla produzione di vino di qualità, e anche il terreno, vulcanico-tufaceo, aiuta a drenare l’acqua in eccesso garantendo agli anici un giusto tenore minerale e zuccherino.
Ma c’è di più, ed è l’impegno di Carpineti verso una filosofia produttiva 100% biologica. Noi non siamo estremisti del “bio”, perché il vino può essere sano e sicuro, anche utilizzando un po’ di chimica “buona”, ma, certo, se si riesce a farne di ottimo, sopperendo a quegli aiuti con un impegno quasi religioso verso la natura, che comporta doppia dedizione, attenzione e fatica, beh, tanto meglio, e tanto di cappello.
Ma la cosa bella è, che dopo tutti questi discorsi sul come e sul perché, il Brut di Carpineti è proprio buono. La generosità del vitigno autoctono Bellone (che si chiama così per la bellezza e la ricchezza dei suoi acini), i venti mesi di contatto in bottiglia con i suoi lieviti, l’osservanza rigorosa dell’antico metodo di Dom Perignon, rendono questa “bollicina” davvero notevole e noi, per tutte queste ragioni, l’abbiamo scelta per voi.
Perciò stappatela in grande serenità, chiudete gli occhi, e fatevi raccontare di nuovo, questa volta da lei, la sua nobile storia. A lieto fine.
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