Primi passi nel mondo del vino

Questa proposta è pensata non solo per i “principianti”, ma per tutti coloro che, in sole sei bottiglie, vogliono tentare un volo in grado di coprire l’intero territorio vinicolo nazionale.

Primi passi nel mondo del vino

Cominciando da nord, era d’obbligo partire dal Nebbiolo: il vitigno che da secoli è la base per capolavori che si chiamano Barolo, Barbaresco, Gattinara e, più recentemente, i mitici Sfursat di Valtellina. Questo si chiama solo Nebbiolo e, sebbene gli abbiano aggiunto il nomignolo Regret, il vostro unico rimpianto sarebbe non averlo assaggiato.

Spostandosi ad est, eccoci a stappare la Valpolicella di Caterina Zardini. Corrispettivo veneto del Nebbiolo, la Valpolicella non è un vitigno, ma una zona: quella in cui si coltiva prevalentemente l’uva Corvina, base del Valpolicella e del grande Amarone, che qui avvertite in potenza, cioè senza tutta la struttura regalata dal tempo, ma, in cambio, con una morbidezza unita a una ricchezza già pronta per garantire un piacere intenso e genuino.

Naturalmente, il prossimo salto è verso la Toscana, destinazione Montalcino: là dove un’altra uva-celebrità, il Sangiovese, o Sangioveto, Grosso ha consentito, assieme a un terroir strepitoso, la nascita e il successo internazionale del Brunello, qui interpretato da un’azienda che è una certezza.

Altro volo, altra meraviglia: questa volta è l’Aglianico, vitigno principe di Campania e Lucania, a regalarci sensazioni ancora nuove e diverse, ma ancora magiche e intense. Vino adorato da chi non vuole difficoltà da superare nella degustazione, ma solo piaceri, sapori e profumi da godere hic et nunc, l’Aglianico, una volta provato, spesso si trasforma nel vino di ogni giorno: compagno di cene in famiglia, così come gioiello da esporre e proporre in cene di rappresentanza.

Penultima tappa: la Sardegna, una regione da sempre generosa di ottimi vini, ma solo da alcuni anni pienamente riconosciuta ai massimi livelli, grazie all’opera di produttori appassionati e ambiziosi. Come Giuseppe Sedilesu, che qui ci propone una superba interpretazione del vitigno più classico fra gli autoctoni dell’isola: il Cannonau.

E come si poteva concludere il giro dell’Italia enoica, se non con il Nero D’Avola? Lasciate dire agli snob Sine NOBilitate, per l’appunto, che è solo un vino di moda. La moda c’è, ma resiste, perché è meritata. Dove li trovate, infatti, quei seducenti, irresistibili sentori di mammola che il Nero D’Avola sa sprigionare, specie se interpretato da un super-maestro come Firriato?

E a desso basta con le parole: partite per questo incredibile viaggio. E mi raccomando: tenete un diario. Vi tornerà utile per scegliere le prossime destinazioni.

Un’ombra de vin soto el campanil

Senza negare l’emozione che provo per la pubblicazione del mio primo post su questo blog, inizio a parlarvi della prima confezione da sei bottiglie che ho scelto per voi.

Un'ombra de vin soto el campanil

Un'ombra de vin soto el campanil

Come super-aperitivo col botto, con eventuale sconfinamento a tutto pasto, eccovi uno dei capolavori di Ferrari: il Perlé. I francesi lo avrebbero chiamato Blanc des Blanc, perché proviene solo da uve a bacca bianca. In particolare, qui, dal nobile vitigno Chardonnay, che in Trentino, grazie alle escursione termiche delle sue valli, ha incontrato un microclima in grado di esaltarlo, a volte, più e meglio della mitica regione di Champagne.

Per una grande cena con amici che sanno apprezzare, ecco poi l’Amarone di Caterina Zardini, di cui i tre bicchieri del Gambero Rosso sono solo uno dei moltissimi riconoscimenti nazionali e internazionali, è una grande porta d’ingresso a una tipologia, quella dell’amarone, giustamente considerata, assieme al Barolo e al Brunello, uno dei tre pilastri storici della nostra eccellenza enologica.

Per una cena più leggera, invece, ma sempre di grandissima soddisfazione, ecco la “sorellina” dell’Amarone, la Valpolicella, ancora figlia delle amorevoli e sapienti cure di donna Caterina.

Per un flirt appassionato con la bella stagione, eccovi poi il Gewurtz pregiato, e anche giustamente famoso, della straordinaria azienda vinicola di San Michele Appiano, vero distillato di ciò che rappresenta l’ Alto Adige: freschezza e potenza di emozioni naturali.

Non poteva poi mancare una perla friulana. E Viniamo ha scelto per voi forse l’esemplare più rappresentativo: un grande bianco che il punto di riferimento storico della regione, Livio Felluga, ha proprio chiamato Friulano, forse per rivendicare con polemico garbo alle terre del Carso, quella denominazione, Tocai, che gli Ungheresi son riusciti a farsi riconoscere come propria.

Ed eccoci al dessert, per il quale Viniamo vi invita a provare un piacere di intensità e raffinatezza assolute, grazie al Recioto Riva dei Perari di Del Maso. Se non avete mai assaggiato un Recioto, ecco l’occasione per colmare un vuoto fra le vostre esperienze sensoriali. Se ne avete assaggiati altri, ecco l’occasione per superarli!